Ci sono cose che riescono a stupirmi nonostante da tempo mi sia fatta un’opinione bella pessimista. Ma i limiti sono fissati perché siamo ogni volta portati a superarli.

Su un servizio del genere potrebbero nascere una marea di riflessioni, prima fra tutte il tragicomico (più tragico) stato in cui versa l’informazione italiana; ma quella che mi è sorta spontanea è un’altra, un po’ più ampia.

Si parla dell’uscita dei minatori cileni da un inferno durato 2 mesi. Fin qui nulla di strano. Ma si vede che a quelli del TG5 andava di fare un servizio un po’ sui generis, frizzante, giovanile, sbarazzino, perché era poco originale parlare del fatto nudo e crudo, o magari della vita che quei poveracci hanno fatto negli ultimi due mesi.

Si è cercato allora di illustrare allo spettatore (perché ormai è di spettatori che stiamo parlando) lo stato d’animo che i minatori devono aver avuto all’uscita dalla miniera. Intanto: c’era proprio bisogno? Ma passi.  Poi, una trovata da veri professionisti: lo si paragona allo stato d’animo dei concorrenti del Grande Fratello all’uscita dalla Casa. Bene. Non nego che per certi versi quella Casa possa essere meno ospitale di una miniera. Ma questa è la classica situazione in cui mi viene da guardarmi intorno incredula, chiedendomi se si tratti di uno scherzo. È solo dopo che capisco che la cosa ha un senso.

Il ragionamento è elementare. Primo. La società di oggi, specie i giovani, è disabituata al male, ai disagi, ai pericoli: in un certo senso è come se non li conoscesse più. E come con tutte le cose che non si conoscono, ne è affascinata, gode nel vederne le immagini e gli effetti sugli altri. Non significa che sia cattiva: allo stesso modo gode nel vederne un lieto fine, come quello in questione. Ma sta di fatto che ama subire tutto questo come un grande film, tanto forte quanto distante da sé.

Secondo. Per comprendere una situazione che non si conosce c’è bisogno di rapportarla a qualcosa che si ha ogni giorno sotto il naso. La conseguenza s’è già capita. Il TG5 ha solo utilizzato il paragone che meglio avrebbe centrato l’immaginazione dello spettatore medio (davvero fervidissima); inutile dire che, così facendo, ha creato un forte scompenso nei significati! “È l’urlo dell’uomo che si riappropria della vita e che l’assapora come mai prima“: sono frasi simili che svuotano di significato le due situazioni messe a confronto, le pongono sullo stesso piano, equivalenti, in una dimensione puramente retorica in cui la realtà, la sofferenza, il dato materiale sono del tutto irrilevanti.

Terzo punto. Tutto questo non è innocuo. È il segnale che le nostre facoltà mentali si sono ridotte a quei due o tre stereotipi che passano in tv. Che lo spettacolo televisivo, con la sua scintillante retorica, è diventato il nostro maestro di vita e il serbatoio della nostra capacità immaginativa. Che le forme e le parole si sono imposte sui significati scardinandoli del tutto. Tutto è già stato spiegato, tutto si lega e ci lega, attraverso una fitta rete di impulsi immediati. Non c’è bisogno di coltivare una fantasia o di formarsi un’idea.

Da un semplice video si può vedere tutta una società del domani…


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