La mia mente è un fluido, è argilla. Se volessi
Potresti farne ciò che vuoi. Dille un’altra frase,
Ci crederà come fosse l’ultima verità possibile, l’unica prima del niente.

Ci sono canzoni che riescono ad emozionarti anche se non sei ancora riuscito ad afferrarne del tutto il significato. Ho visto Nina volare è una di queste: cattura all’istante senza dare neppure il tempo di comprenderla. Sarà la musica o la musicalità delle parole, che sembrano messe in fila così perché era l’unico modo possibile, un modo perfetto; tanto che all’inizio ti sembra che conti soltanto goderselo, poi si potrà pensare a cosa vuol dire. Almeno, questo è l’effetto che fece a me la prima volta. Le canzoni di De André hanno un po’ la scorza dura, alcune sono talmente ermetiche che capirle è un vero e proprio lavoro da scassinatori. Eppure spesso sono più chiare di quel che sembrano.

De André ha davvero raccontato tutto, non si trova una tematica mancante nella sua opera. Ho visto Nina volare è una meravigliosa canzone sull’adolescenza, un tema che è forse fin troppo facile affrontare, ma di certo non in modo così profondo e reale. La Nina che vola tra le corde dell’altalena è una passione acerba, incontrollata, spaventosa, la prima manifestazione di quell’amore che da ragazzini ci fa sentire colpevoli, ci droga fino a provocarci gli incubi. Il primo amore che ci colpisce nell’età in cui ogni nostro desiderio, ogni istinto sembra dover produrre necessariamente un conflitto familiare, come se non vi fosse altra soluzione: il padre da temere, da cui fuggire, è un padre in particolare ma potrebbero essere tutti. La sovrastruttura familiare che impedisce di maturare, di essere liberi, di essere se stessi.

Sudore, sudore freddo, sudore piacevole, e la gelida sensazione
di non essere solo, di navigare fra mille occhi luccicanti,
fra insidie perdute in un contatto, tra fuochi neri. Senza sosta.

E le immagini cui queste pulsioni danno vita, veri e propri fantasmi che stanno in agguato la notte, nel momento in cui viene meno ogni difesa e autocensura: stanotte è venuta l’ombra / l’ombra che mi fa il verso / le ho mostrato il coltello e la mia maschera di gelso. Orrori che ci ossessionano e terrorizzano forse più ancora in quanto ci appartengono, sono prodotti del nostro subconscio.

Esistono molte interpretazioni del contesto “storico” di questa canzone, alcune decisamente autorevoli. Ma non sono esperta della biografia di De André, perciò vi rimando qui, preferendo considerare la portata più universale che questa canzone, come tante altre, può assumere. Del resto, se la musica fosse composta solo per chi la suona, non sarebbe così amata.

L’adolescenza è un momento strano. Si sperimentano per la prima volta le cose più grandi e terribili, e lo si fa oscillando fra il terrore e l’attrazione. C’è poi chi dà più ascolto all’uno o all’altra; credo che sia in base a questa scelta fondamentale che a volte decidiamo come essere in futuro. Da adolescenti la voglia di imbarcarsi per mare a volte supera le nostre stesse prospettive, le paure, i legami. Oppure si rimane schiavi degli incubi notturni e si arriva a temere di non poterne uscire mai.

Mastica e sputa, miele e cera. E poi Nina che vola. Ma ci sono le api? Me la sono fatta anch’io questa domanda. Probabilmente sbagliando, ho sempre pensato che le api fossero una metafora, che si riferissero ad uno dei famosi stereotipi sessuali per bambini. Poi ci sono altre versioni. Ma che si tratti di api o no, il mastica e sputa, il mettere da parte prima che venga la neve, indicano anche un’ulteriore scoperta, quella del lavoro, della fatica quotidiana che ci aiuta nel raggiungimento della realizzazione individuale, o che più semplicemente ci trasciniamo dietro per puro istinto di sopravvivenza. Mi piace pensare alle api per la loro piccolezza. Sono esserini che durano la loro immensa fatica giorno dopo giorno. Infinitamente piccoli, come noi, schiacciati dal peso di quella domanda, la più eterna che scopriamo da adolescenti: perché si nasce, perché si muore, soprattutto perché si va avanti sempre, masticando e sputando. Cos’è che ci muove. Quale sarà la mano che illumina le stelle?

 

Annunci