Ripensare all’eclissi lunare di questa sera, con una musica suggestiva nelle orecchie, fa un effetto diverso dal vederla, magari distrattamente, anche se bella, perfettamente inquadrata nella visuale di un balcone.

Sul momento era soltanto una luna rossa e vaporosa. Guarda bella, che bel colore, ma poi com’è esattamente la storia, è la Terra che ci fa ombra o è un altro pianeta, no no è la Terra, ma ogni quanto torna, comunque è proprio bella, guarda come si vede bene da qui.

Poi ti riaffacci alla finestra e non c’è più. C’è solo la luna piena a guardarti. E’ passata. E allora non ci pensi più. Poi vai a letto, metti le cuffie, per curiosità ti metti a consultare la pagina Wikipedia relativa all’eclissi lunare, ti accerti che è proprio l’ombra della Terra, e poi ti chiedi quando la potrai rivedere.

Ora, nel caso di quella lunare totale si tratta di settembre 2015. Che può sembrare lontano nel tempo, o perlomeno basta a farti rimpiangere un po’ di non esserti soffermato a guardarla meglio, di non aver beccato il momento di culmine, di non essere rimasto su quel balcone qualche minuto in più.
Perché è questo il punto.  Soffermarsi.
Poi la curiosità ti spinge a cercare informazioni sull’eclissi solare, quella più spettacolare. Me la ricordo vagamente come la cosa più strana che abbia mai visto.

Ed ecco che all’improvviso una normale ricerca su internet spalanca l’immensa finestra dell’esistenzialismo.
La prossima eclissi totale di sole visibile dall’Italia sarà nel 2027.  Dopodiché ce ne sarà un’altra nel 2081. Allora m’è venuto da pensare: a meno di non trasferirmi in qualche altra parte del mondo nel frattempo, o di non vivere la bellezza di 95 anni (il che non è necessariamente escluso), il 2027 sarà la mia ultima ed unica occasione per vedere un’altra eclissi totale di Sole.
Questo non ha in sé nulla di tragico. E’ solo maledettamente strano.

Mi sono immaginata una specie di film. Una massa di persone, tutte su una spiaggia, come in attesa di qualcosa di grosso, un cataclisma, un giudizio universale. Vento, mare in tempesta. E un’eclissi solare ad oscurare il cielo.
Una cosa un po’ da kolossal, ma rende l’idea.
Perché l’eclissi è un evento cosmico. In quel momento non sei tu a guardare un fenomeno irripetibile. E’ l’Universo che, un giorno, decide di affacciarsi sulla Terra. Dall’alto dell’anello solare, in quel buco nero nel cielo che è diventato il Sole, è il cosmo che ci guarda, un brulicare di vite minuscole che si agitano, che appaiono e scompaiono, e che per quell’unico istante sono tutte ferme lì, in contemplazione di qualcosa che non capiscono mai fino in fondo. Qualcosa che, nella fretta di ogni giorno, è un promemoria del loro passaggio sul pianeta Terra, che non è nient’altro che un passaggio. L’Universo è solo passato a dare un’occhiata, lo fa ogni venti o trent’anni e si fa vedere in grande stile. Controlla che quella folla sia sempre lì col naso all’aria.
E allora gli uomini come me si sentono avvolti dall’inquietante immensità della materia. Se sono fortunati vedranno due di quelle eclissi, incroceranno due volte lo sguardo con quello dell’Universo. E si sentiranno piccoli, vaporosi e soli.

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