Un cielo vuoto è tutto ciò che mi resta.
Vorrei riuscire a immaginare le onde
e le grida dei gabbiani.
Ma il silenzio ha sempre regnato, qui:
in fondo l’ho sempre amato.

Ci fosse almeno silenzio nella mia testa,
invece ho le grida dei miei screzi con me stessa,
le promesse di quiete,
l’ansia di raddrizzare subito ogni torto
l’impazienza dell’irrealizzato.

Tristezza e frustrazione sono la mia tempesta:
per il mio uso ridondante e trito delle parole,
per il mio errore costante
che dilata le distanze.
Per il mio cuore, in sospeso,
sempre esitante.

Annunci