È buio.
In assenza non sono più me stessa.
Ogni mio gesto, vedi, è costruito ad arte.
Sono una funambola che rischia al buio.

Dentro di me non c’è niente di vero,
te l’assicuro:
solo opinioni di vetro, confuse,
che filano fuori con la consistenza di zucchero filato
e con la stessa marcia stucchevolezza rimangono lì, appiccicaticce,
a disturbare la tua quiete
e a far dondolare la mia fune.

È più forte di me
ostacolarmi da sola.

Il pavimento è là sotto,
saranno quindici, venti metri.
Ma io continuo a farla dondolare, quella fune.
A tessere il mio veleno filato.

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