Porpora. Della Colchide.

“Sai, Andromaca? Forse, in mezzo a tutta questa porpora, il tuo futuro sposo non si accorgerà che hai le gambe leggermente storte. Non sei convinta? Poco male. Le fanciulle in età da marito non devono per forza essere convinte.”

Però. Però, quando ti vidi per la prima volta, inaspettatamente, fu come se non riuscissi a vedere in te il mio signore. Negli occhi non avevi la superbia di un principe, né la ferocia di un guerriero, ma solo la dolcezza e l’imperfezione di un uomo.
Io arrossii. Sì. Mi accorsi che in realtà temevo che non ti sarei piaciuta.

E domani sarà la guerra.
Ho paura, Ettore.
No. Sono gelosa.
Sono gelosa del tuo destino. Perché so che se tu sceglierai lui, a me non rimarrà più nulla.

Passerà la guerra, e si porterà via il tuo respiro.
Il tuo corpo, quel corpo che ho amato, lo vedrò trascinato sulla polvere del campo di battaglia.
Io vagherò, striscerò tenendomi col ventre aggrappata all’ultimo percorso che il tuo corpo avrà tracciato su questa terra, masticando la pietra, respirando la polvere, finché qualcuno di questi Greci non mi porterà via.

Sarai un simbolo, Andromaca. Un simbolo d’Amore. Ricorderanno il tuo saluto, e l’elmo dorato, e il pianto del tuo bambino, e poi più nulla. E su di te scriveranno solo tragedie.

Forse non mi importa del futuro.

Anche fra le braccia della Terra, mio Ettore, o sulla penna dei tragediografi, anche così mi va bene. È solo questo che desidero.
Ciò che fu il mio passato, ciò che pretendo continui ad essere il mio eterno, immobile

presente.

 

***

***

***

Per chi avesse voglia di seguirci:
http://compagniaeffetticollaterali.wordpress.com/2013/07/17/la-guerra-di-troia-non-si-fara-ninfeo-della-villa-del-mulinaccio-vaiano/

Annunci