Se avessi potuto esprimere un desiderio, uno vero, per quell’anno in arrivo, avrei espresso quello di cancellare tutto ciò che c’era stato prima. Le cose belle tra le quali non avevo saputo scegliere, le mortificazioni che da sola mi ero inflitta, gli agi e i vizi che mi avevano trasformata in un mostro, la tentazione a crescere quando non era il momento e la voglia di vivere quando era il momento di crescere, la vergogna dei miei stessi gesti quotidiani. In breve, tutto quello che ero stata. Ancora oggi mi domando che cosa sarebbe successo se avessi espresso quel desiderio, quell’unica notte in cui valeva la pena esprimerlo. 

Forse mi sarei svegliata, la mattina del primo gennaio 2014, con qualche dente in più per sorridere, per tutte quelle volte che non ne avevo avuta voglia. Sarei stata più vigile, forse, e più chiara. Meno confusa nel pensare e nel parlare. Mi sarei liberata in una sola notte di quella pasta dal sapore schifoso che mi legava la lingua e mi opprimeva la gola ogni volta che c’era bisogno di tirar fuori qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. Per prima cosa avrei cominciato a fare e a dire cose giuste, così che nessuno mai avrebbe potuto più farmi vergognare. Poi avrei elargito buoni consigli, come tutti. Avrei fatto qualche passo in più verso la perfezione, sentendomi solo degna di ammirazione o, se non altro, di indifferenza: non più un bersaglio di scherno principalmente per me. Avrei sorriso tutto il giorno, nella certezza di non dover mai più temere quella cappa di umiliazione che l’essere me stessa mi aveva procurato in tutti quegli anni. Avrei messo ordine nella mia camera e nel mio cuore, avrei districato tutta la matassa del mio cervello fino ad arrivare ad un filo diritto e preciso, senza deviazioni che potessero in alcun modo essere opinabili. Mi sarei legata saldamente a quel filo e così mi sarei lasciata trascinare.

Mi pento di non averlo mai espresso.

Domani mattina mi sveglierò con l’unica certezza che è sempre troppo tardi per i buoni propositi. 

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