Da bambina avevo una gonna bianca decorata con larghi fiori tropicali rosa, viola e blu. Era enorme, a vita alta, forse un po’ troppo lunga. La indossavo con un lupetto nero, calzini bianchi e scarpette e un grande fiocco azzurro nei capelli. Il motivo principale per cui l’amavo era che, quando facevo una giravolta, si apriva tutta in una meravigliosa, gigantesca ruota. E il mio primo, dolce, svenevole gesto di vanità femminile era quel leggero volteggiare, ripetuto due, tre, quattro volte al giorno. Lo ripetevo perché ero bambina e perché ero femmina.
Non so cosa mi facesse sentire unica con quel capo addosso: se l’idea infantile di fare la principessa, se la vitalità che si descriveva nei fiori, o se più semplicemente il fatto che il bambino che mi piaceva, un giorno che ero andata a scuola così vestita – che pur avendo il grembiule non si poteva evitare di notare la ruota – mi aveva sussurrato all’orecchio “Sei bellissima”. Avevo la ruota e le codine alte, con due fiocchi.

È strano come la vita, a volte, anche nelle cose più piccole e irrilevanti, venga a giocare con te, mettendoti nuovamente di fronte a qualcosa che credevi perduto per sempre.
Non ho mai saputo che fine avesse fatto la mia gonna a ruota, ma di certo non pensavo che ne avrei mai più indossata una. Ora, davanti allo specchio del camerino, guardo le mie gambe che spuntano, calze nere e tacchi, sotto una ruota verde. Sono spropositatamente più lunghe di allora, ma è solo adesso che mi creano turbamento. Dopo tanti anni, quella bambina che aveva appena scoperto di piacersi scopre ormai ogni giorno di non amare il proprio corpo, passa ore davanti al guardaroba e tarda agli appuntamenti perché prova mille vestiti e combinazioni diverse, perché non si piace, perché non si ama, perché non ha niente e nessuno che la faccia sentire unica.

Adesso mi guardo e forse qualcosa l’ho trovato. Con quella cosa strana e antica addosso, la bambina che è in me sorride. Avevano ragione su quel sito: non è la forma del suo corpo ad essere sbagliata, ma solo l’abito. Chissà perché ha sempre pensato che la gonna a ruota l’avrebbe fatta sembrare una vecchia zia. È tornata a sette anni.
Vorrebbe ripetere il gesto, e che male c’è? Siamo in un camerino, siamo solo io e lei. Volteggio e guardo la ruota avvolgermi nel verde per lunghi istanti. Mentre la ruota gira, la bambina sente l’eco non di uno ma di dieci bambini che le dicono “Sei bellissima”, non di uno ma di mille uomini che le dicono “Sì, per te sono pronto a farlo.”

È arrivata la primavera anche quest’anno.
Qualcosa si muove nell’aria. È amaro e potente.
Riconosco questa sensazione. Ricordo di averla già provata.
Aprile, amico mio, c’eri tu.
Guardami camminare nella mia gonna nuova, e vediamo fin dove riesco a saltare, stavolta.

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Questo post mi è stato indirettamente ispirato dai consigli del bellissimo blog http://www.modaperprincipianti.com/
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