Sola.
Non sarà forse la prima volta che mi capita, ma di sicuro è la prima in modo permanente. Il soggiorno raffazzonato e squallido di Parigi è un lontano ricordo sfumato nella leggenda; niente a che vedere con questa solitudine così tangibile, così concreta, così nuova, così definitiva.
Sola.
Mi faccio largo tra gli scatoloni. La prima cosa cui ho deciso di trovare un posto sono tutti i miei libri e le due tesi. Anche il quadro con le lauree. Come se il percorso che ho fatto potesse in qualche modo aiutarmi in questa nuova avventura. Non mi ha aiutata nelle precedenti, o forse indirettamente sì. Ha sempre costituito un motivo di spavento per chi teme la troppa complessità di un animo letterario. Ebbene, che quella complessità troneggi indisturbata in casa mia, a monito per chiunque voglia varcare la soglia non tanto di casa mia quanto di me.
Sola.
Per strada c’è un gran rumore. Forse questa sarà la sfida più difficile per chi viene dalla silenziosa campagna.
Sola. Adesso. Ma molte mani mi hanno sostenuta per tutta la giornata fino a questo momento, da vicino e da lontano.  Questa solitudine è un dono del mondo che mi gira intorno e sento che posso accoglierla.
Sola.
Sono cambiate molte cose, tutto a un tratto. È stato rapido e per nulla indolore. Sì, si rimane disorientati.  Niente è quel che sembrava prima. Stanotte sarò la mia unica famiglia, lontano dalle vecchie e dalle future. Sì, oggi ho pianto un po’ anche io, per tutto. Sì, è estremamente faticoso, per il fisico e per la mente.
Sì, hai ragione, sono momenti in cui ti crolla il mondo addosso. Succede a tutti. E quindi? Piangere miseria e rannicchiarsi tra le macerie vecchie o costruire qualcosa di nuovo?
Io non ho avuto molti dubbi.

Buona notte da casa mia.

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