Da quanto tempo non mi lasciavo andare al succedersi delle stagioni?

Com’è stato che la mia esistenza si era complicata fino a perdere il filo dei molti sogni, fino a non accettare più nel mio intimo le metamorfosi della natura?

Avevo perduto il senso dell’inverno, i profumi dell’autunno. Bramavo la bella stagione come un rimedio per le fatiche del cuore, sentivo il divino ormai soltanto nel ciclico pulsare delle onde e non m’importava del resto, della vita che si agitava dentro e fuori di me, della passione che mi scorreva via di dosso come sangue da una ferita.

Col tempo ho imparato di nuovo ad amare i giorni di fine estate, il loro silenzio per le strade, il sottile respiro del vento, l’assenza palpabile, inspiegabile, di ogni cosa dal mondo abitato. Forse perché quell’aria fresca e un po’ stanca mi ricordava le ore tiepide di quando da bambina aspettavo l’autunno. Era un’aria di famiglia, di casa, d’amore. E se è vero che ritrovarsi inizia col ricordare la storia di se stessi, io mi stavo ritrovando nell’amore. L’anima di un tempo, le sensazioni di un corpo lontano, il seme di una donna che ancora per un po’ aveva curiosamente deciso di dormire, per poi svegliarsi, un giorno, innamorata come allora, meravigliata come allora.

Stagioni2

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