A volte, senza preavviso, le sembrava come se una specie di cortina di fumo fosse calata sulle cose, su tutte le cose, anche sulle più banali. E poi era come avere le mani e i piedi legati da un filo di metallo, che ad ogni movimento la graffiava. Le restava solo la lingua. E allora si metteva a chiamare, neppure lei sapeva cosa. Lei era fatta così: chiamava, amava dar nomi alle cose quando si sentiva al buio, e cercarle quando le sembrava di non vederle. E lo faceva con amore, perché sempre certa che avrebbe avuto una risposta, una risposta di altrettanto amore.
Sì. Sono qui. Va tutto bene.

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