È nelle mattine come questa, quando il veleno brucia il sonno come raggi di sole e regala mute grida. È nelle mattine come questa che mi chiedo cosa resta.

Perché alla fine conta solo questo. Facili entusiasmi a porta chiusa. Brutti sogni che, in ogni caso, si esauriranno presto. Cattivi ricordi in cui me stessa non è esistita mai. Preziosi appellativi preconfezionati. Nessuna verità.

Me lo merito. È da sciocchi pretendere che tutti parlino la medesima lingua. Avere il viso e il cuore in sintonia è una fregatura. In pochissimi sapranno capire, mentre tutti gli altri te ne faranno una colpa e ti convinceranno di essere tu a mascherare te stesso. Poi si spaventeranno. Ti scaglieranno lontano da sé e sotterreranno ogni dubbio, vivendo col loro sorriso al neon, un’esperienza dopo l’altra, forse per sempre.

È nelle mattine come questa, mentre guardo il vuoto spalancarsi e comprendo cosa sono, che mi chiedo se anche tu esisti davvero.
Chi sei e se mi somigli. Se anche a te hanno detto, almeno una volta: lasciati andare smetti di fingere sii più vero. Caricandoti delle loro ipocrisie. Magari sei ancora nella morsa di quell’inganno. O magari no, non esisti. È comunque improbabile che ci incontreremo mai.

Eppure è nelle mattine come questa, con la testa in una tenaglia, che mi sembra di sentire il tuo profumo.
Non lo conosco, ma sa di mare. È fresco e pulito. Non è intenso ma delicato. Gentile.
Mi sembra persino di vedere il tuo profilo disegnato contro il sole, alla finestra.
È al tempo stesso così reale e così inconsistente che mi lascia stupita e indecisa.
Come quando ho visto in sogno la mia scintilla.
Mi sembra. Tutto questo sembra, e niente più.

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