E poi, cos’è cambiato rispetto a ieri?

Alcune cose non le avevo già più. Altre le avevo sempre avute. Avevo una casa, un gatto, degli amici, un lavoro. Quello che non avevo più, lo sai. 

Sul fondo resta un dolore palpitante. Un fuoco ancora ostinato. Una favola di cui non mi aspettavo il finale. Un sacco di sogni che ho paura di fare. 
Il gatto che vive con me vorrebbe andarsene. Miagola a porte e finestre. Ha ragione, ma non riesco a fargli capire che siamo molto più simili di quanto creda. Tutti e due non siamo stati ricambiati, e più di una volta. Proprio per questo ci fidiamo poco l’uno dell’altra e, anche se dormiamo insieme, stiamo ben lontani: io da questa parte tu dall’altra. Ci facciamo anche le fusa, sì; ma a distanza di sicurezza. 

Ho un lavoro che mi manca, un desiderio immenso. Che quando lo riprenderò sarà così bello che mi prenderà tutto il cuore. Sarò tutta sua. 
Ho una grande famiglia, mi piace definirla così. Ormai siamo una cosa davvero simile. L’ho sempre desiderata, fin da quando ero bambina, ma non pensavo che un giorno l’avrei avuta davvero. Ci divertiamo a immaginare come saremo a cinquant’anni, a chiederci se ci vedremo ancora per un caffè ogni tanto, se riconosceremo le nostre battute di oggi. Riesco a non pensare. A dimenticare per un momento, per qualche ora. A sostituire molte cose con una risata o un discorso serio. A concentrarmi per un po’ su altri volti, altre voci, altri sguardi. Altri occhi. 

Poi torno a casa. E il gatto tenta di scappare. Mi stendo sul divano e sui suoi ricordi. E stento a pensare questo luogo come soltanto mio. È irritante e dolce al tempo stesso. Perché sul fondo, sotto i cuscini, nelle mura, dentro il mio cuore, resta una nebbia densa che ancora non se ne va. Restano le cose belle. Restiamo noi. 

…Ma in realtà ci sono solo io. 

E cosa mai è cambiato, rispetto a ieri? 

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