EffettiCollaterali


Porpora. Della Colchide.

“Sai, Andromaca? Forse, in mezzo a tutta questa porpora, il tuo futuro sposo non si accorgerà che hai le gambe leggermente storte. Non sei convinta? Poco male. Le fanciulle in età da marito non devono per forza essere convinte.”

Però. Però, quando ti vidi per la prima volta, inaspettatamente, fu come se non riuscissi a vedere in te il mio signore. Negli occhi non avevi la superbia di un principe, né la ferocia di un guerriero, ma solo la dolcezza e l’imperfezione di un uomo.
Io arrossii. Sì. Mi accorsi che in realtà temevo che non ti sarei piaciuta.

E domani sarà la guerra.
Ho paura, Ettore.
No. Sono gelosa.
Sono gelosa del tuo destino. Perché so che se tu sceglierai lui, a me non rimarrà più nulla.

Passerà la guerra, e si porterà via il tuo respiro.
Il tuo corpo, quel corpo che ho amato, lo vedrò trascinato sulla polvere del campo di battaglia.
Io vagherò, striscerò tenendomi col ventre aggrappata all’ultimo percorso che il tuo corpo avrà tracciato su questa terra, masticando la pietra, respirando la polvere, finché qualcuno di questi Greci non mi porterà via.

Sarai un simbolo, Andromaca. Un simbolo d’Amore. Ricorderanno il tuo saluto, e l’elmo dorato, e il pianto del tuo bambino, e poi più nulla. E su di te scriveranno solo tragedie.

Forse non mi importa del futuro.

Anche fra le braccia della Terra, mio Ettore, o sulla penna dei tragediografi, anche così mi va bene. È solo questo che desidero.
Ciò che fu il mio passato, ciò che pretendo continui ad essere il mio eterno, immobile

presente.

 

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Per chi avesse voglia di seguirci:
http://compagniaeffetticollaterali.wordpress.com/2013/07/17/la-guerra-di-troia-non-si-fara-ninfeo-della-villa-del-mulinaccio-vaiano/

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<<Quanto manca ancora?>> lamentò sua Maestà la Regina Rakel. <<Ho i piedi congelati, la mia milza medita oscuri intenti sediziosi e per di più debbo orinare.>>
<<Ve l’avevo detto io, di farla in quel cespuglio nei pressi di Ghaal Tshana>> disse Dan, il mercenario. <<Ora siamo in piena steppa e non troverete un cespuglio nemmeno a pagarlo oro!>>
<<Almeno vi sarà una latrina, al palazzo di Poggio di Caio…>>
<<Impossibile>> intervenne Capitan O’Pony. <<Non ci sono latrine in quel di Poggio.>>
Fu un’affermazione che sconvolse gran parte della Compagnia.
<<Come sarebbe? E perché?>> squittì istericamente la Marchesina Elys.
<<Perché gli abitanti del Poggio ritengono che le latrine siano cosa poco nobile.>>
<<Poco nobile?>> ribatté la Regina. <<Mi domando come sbrighino costoro i propri bisogni…>>
<<Ci sono gli Scarichi Comuni>> disse prontamente Judith.
<<Scarichi Comuni?>> La Regina aveva distorto la bocca così tanto che somigliava ad un Troll.
<<Certo!>> Johan Solynndas, il Menestrello, improvvisò due accordi con il liuto.
<<Se dallo Prato al Caio Poggio giungi
troppo non ti sostar in Tangenziale
che del Comune Scarico ancestrale
il nobile fetor sen vien da lungi…>>
<<D’accordo, ho capito benissimo>> lo interruppe Rakel, guardandosi attorno. <<Adotterò misure estreme a tali estremi mali. Orsù, voltatevi.>>
Subito obbedirono volgendo i propri occhi verso l’orizzonte, là dove il sole moriva nascondendosi tra le colline. Si scorgeva da quella posizione il Bivio della Morte, immerso nel buio e nell’umido di una paludosa foresta. A destra s’andava per il Regno di Se’ Ano, dove era uso tra gli abitanti rivolgersi offese pesanti come saluto. Una tradizione che in tempi remoti era stata in uso  anche nel pacifico Regno di Vaiyan, che infatti in origine si chiamava Vai’ Ano.
A sinistra, invece, si prendeva quella via che salendo conduceva al Poggio di Caio, originariamente “Poggio di Gaio”. Anche su questo nome v’è una storia, ma non c’è tempo ora di narrare di Cosimo il Gaio e dei suoi 40 cortigiani (tutti maschi).

<<Bene, ho finito.>> La Regina Rake riprese la marcia assieme ai suoi compagni.
<<Muoviamoci>> disse Capitan O’Pony. <<È già la sera del 3 di Febbraio e il Poggio dista quasi un giorno di viaggio. Non vorrete arrivare tardi al nostro solo e unico ingaggio del mese.>>

S’incamminarono nel bel mezzo della steppa.
<<Ma il pubblico?>> chiese Dan mentre ripartivano. <<Qualcuno sa del nostro pubblico?>>
<<Mah, il Sovrintendente ha parlato di un centinaio di cortigiani>> rispose O’Pony, <<Che sono ansiosi di farci una gran festa.>>
<<Cortigiani?>>
<<Sì.>>
Ormai faceva buio sulla strada per il bivio.
<<…Tutti maschi.>>

 

Ok, tutto ciò per informarvi che venerdì 4 febbraio alle ore 20.00 gli EffettiCollaterali saranno sul palco del Circolo Arci ex Backdoors di Poggio a Caiano per una replica del fortunato spettacolo “Lo Scampolo!
Un allegro aperitivo in compagnia e un’oretta di spettacolo tutto da gustare.
…E non preoccupatevi, niente cortigiani!!

Beccatevi il promo a questo indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=3quHpMqYci0

Il sole tramontava dietro il profilo della Valle. Contro la luce sanguigna si stagliavano due lunghe, isolate figure spettrali: l’Artiglio della Briglia e la Pala dell’Eolico.
La Contessa Judith guardò il cielo e pensò che presto sarebbe arrivata la notte. Si sa che la notte è il momento preferito dagli oscuri emissari dell’Ugly Mill. E quella era una notte particolarmente buia per i paladini del teatro.

<<Abbiamo un ingaggio>> informò il grande Capitano O’Pony. Stringeva fra le mani una lettera spiegazzata, col sigillo rosso del Re. La porse alla Tesoriera, che subito la osservò con sospetto.
<<Il Re si è finalmente deciso?>> chiese.
<<Sì>> rispose O’Pony. <<Lo Scampolo andrà in scena entro la fine dell’anno.>>
Si levarono mormorii di perplessità. Erano anni che lottavano per quell’incarico, e ora sembrava tutto fin troppo facile.
<<Quanto pagar dovremo?>> stornellò sir Solynndas, il menestrello, accompagnandosi col suo liuto.
La Sacerdotessa Sylva prese la lettera e cominciò ad esaminarla.
<<Sembra niente.>>
<<Impossibile!>> esclamò Capitan O’Pony.
La lettera passò nelle mani del mercenario Dan. <<Qui dice che saremo pagati noi>> disse lui con una risata sarcastica.
<<È di sicuro una trappola!>> sentenziò la Tesoriera S’Reena, sfoderando la spada e guardandosi intorno, come aspettandosi da un momento all’altro di veder comparire un Troll.
Seguì un teso silenzio. Poi il mercenario disse:
<<C’è un poscritto in carattere 3.>>
<<Che dice?>>
<<Qualcuno di voi ha un microscopio?>>
<<Siamo in un racconto fantasy, non ci sono i microscopi!>>
<<Vabbè, se è per questo neanche le Pale dell’Eolico!>>
<<Insomma, come facciamo a leggere qua?>>
<<Ci penso io>> disse la Fattucchiera Marthissa. Prese il foglio, vi appose una mano e recitò una delle sue lunghe e pallose litanie in latino.
Quando ormai tutti ne avevano le scatole piene e stavano per andarsene, Marthissa esclamò: <<Ci siamo!>>
Subito le parole in poscritto si allargarono a carattere 36. A chiare lettere era scritto:
LO SCAMPOLO ANDRÀ IN SCENA QUANDO LA SUPERCAZZOLA PREMATURATA FARÀ IL SUO INGRESSO TRIONFALE NEL REGNO DI VAIANO COME SE FOSSE ANTANI.
<<Ah. Simpatici.>> Il Capitano Opony rimase visibilmente irritato. <<Non c’è altro?>>
<<Sì, c’è dell’altro>> disse Marthissa. <<“SCHERZI A PARTE, LO SCAMPOLO ANDRÀ IN SCENA A CONDIZIONE CHE ENTRO LA FINE DELL’ANNO SIA COSTITUITA UNA SCUOLA PER I 458 NANI CHE VOGLIONO FARE TEATRO”>>
Un unico gemito disperato si levò da tutta la Compagnia.
<<Lo sapevo! C’è lo zampino del Mill!>> disse S’Reena.
<<E che problema c’è? Facciamo fare teatro ai Nani!>> disse sir Solynndas, strimpellando due accordi.
<<Sei matto? Non ti ricordi l’ultima volta?>> disse la Marchesa Elys. <<Ci hanno distrutto tutti i costumi di scena!>>
<<E nemmeno ci stavano a sentire!>> disse Judith. <<C’era quello che voleva fare la ballerina, quello che voleva per forza fare due ruoli…>>
<<…Alla fine venne fuori uno spettacolo che sembrava la Guerra di Secessione!>> disse la Regina Rakel con voce acuta. <<E poi…sono 458!>>
Il Capitano O’Pony li zittì con un cenno della mano. Ormai il sole era quasi del tutto tramontato e solo una tenue luce rossa bagnava i loro pallidi profili.
<<Comprendo il vostro terrore>> disse il Capitano, <<Ma abbiamo giurato di affrontare qualsiasi pericolo, anche il più terribile. E lo faremo, in nome della nostra missione. Andiamo a scrivere il progetto.>>
La sua figura si stagliò imponente contro il cielo. Un nuovo, insidioso viaggio aveva inizio.

Lisistrata arringa le donne di Atene, di Aubrey Beardsley

Per prima cosa, la frase del titolo non è mia. Non ricordo più chi l’ha detta, ma è un prodotto (geniale) partorito durante una riunione di EffettiCollaterali. Diciamo che è “nostra”. Sarebbe stato davvero un gran bel titolo da portare in teatro.

CLEONICE: Ma qual è dunque la ragione per cui ci hai convocate qui? Che affare è?
LISISTRATA: Grande.
CLEONICE: E anche grosso?
LISISTRATA: Grosso, sì.
CLEONICE: E allora com’è che non siamo accorse tutte subito?!

Per chi non lo conoscesse, eccolo già presentato: Aristofane doveva essere uno con pochi peli sulla lingua, di quelli che tra amici raccontano sempre le barzellette sconce. Ma era normale: scriveva commedie. Vissuto tra il V e il IV secolo a.C., riscosse un notevole successo in vita: le sue commedie, corali e rocambolesche, univano alla farsa un’esplicita e vibrante polemica. La sua era una satira crudele e graffiante che mirava dritto agli aspetti più ridicoli e paradossali della realtà politica e sociale, alle sue contraddizioni più grottesche, affondandoli con una comicità che prendeva alla pancia. Volendo tentare un paragone un po’ azzardato, oggi forse sarebbe un Luttazzi.

Sarebbe lungo l’elenco dei suoi bersagli. Uno dei tanti fu il democratico Pericle; quello forse più famoso sono i sofisti, di cui si fa beffe nelle Nuvole. Ma le sue accuse non sono mai personali: antagonisti sono uomini, concetti, atteggiamenti che si fanno nemici di Atene, della Grecia, di tutta una serie di valori universali  minacciati; primo fra tutti la Pace, regina assoluta delle sue commedie. Una Pace che Aristofane in prima persona vide sempre come un’utopia lontana, calpestata durante i sessanta sanguinosi anni della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta.

Ed è appunto di Pace e di utopia che parla la Lisistrata. Durante la Guerra del Peloponneso, le donne di tutta la Grecia, sobillate dalla carismatica Lisistrata, occupano l’Acropoli per convincere gli uomini a cessare i combattimenti. E a tal fine hanno un piano.

LISISTRATA: Dobbiamo rinunciare…all’uccello. Ma…ehi! Perché vi voltate? Dove credete di andare? Che storcete la bocca? Che scuotete la testa? Cambiate colore, piangete! Lo volete fare o no, perché esitate?

Il piano è uno sciopero del sesso. Le donne sperano che i mariti, provati dall’astinenza, cedano infine alle loro richieste e pongano fine alla guerra. Come suo consueto, Aristofane inquadra l’altra faccia della guerra: le donne ne sono le vittime rimaste a casa, immuni alle sue gloriose attrattive ed esposte solo ai suoi danni. Però l’elemento farsesco è assolutamente irresistibile: il sesso, l’unica arma che le donne sappiano impugnare (e con l’arte più raffinata!) è il motore, il centro propulsore, il fine di tutta l’azione, è la forza devastante che può cambiare le sorti di un popolo. Il sesso è ragione di vita. Non solo per gli uomini, che infine cederanno: le donne, restie all’inizio, provate alla fine, ne sono profondamente dipendenti.

CLEONICE: Qualunque altra cosa tu vorrai. Se è necessario son disposta a camminare in mezzo al fuoco! Ma l’uccello no: niente lo vale, cara Lisistrata.

Questa commedia è il trionfo del sesso in tutte le sue forme, alcune decisamente sorprendenti, se si ha un’idea un po’ romantica del mondo classico. C’è la finzione dell’orgasmo femminile, c’è la tecnica del “farla annusare”, c’è persino un illustre precursore del vibratore.

E da quando i Milesi ci hanno tradito non si vede più nemmeno l’olisbo lungo otto dita, il nostro sollievo di cuoio!

Sono ben intuibili i motivi che hanno un po’ frenato la scelta della Lisistrata per la nostra prossima “stagione teatrale” :). Ma al di là dell’audacia espressiva (che non è un fatto sporadico bensì la norma in questa commedia), la Lisistrata si apprezza soprattutto se se ne conoscono il significato e il contesto. Il sesso come arma contro la guerra, la seduzione come guerra della donna, la Pace come sogno disperato, per cui si farebbe di tutto, un sogno dello stesso Aristofane. L’ironia pungente contro gli inganni altisonanti della guerra, crollati di colpo di fronte ai bisogni più elementari dell’uomo. È tutto questo che fa la differenza in una commedia di Aristofane: senza, più che un Luttazzi sembrerebbe un Boldi.

Alla fine tutto si risolve con un poco storico lieto fine. Spartani e Ateniesi non ne possono davvero più e i falli eretti dei loro ambasciatori ne sono i testimoni più eclatanti sulla scena. Chissà, forse Aristofane sperava che a forza di raccontare in teatro storie in cui finiva la Guerra (storie tra l’altro amate da tutti e che vincevano gli agoni teatrali), la Guerra finisse davvero. Come una specie di magia.

Certo, se si cerca di immaginare la Lisistrata oggi, non potrebbe essere la stessa storia. Oggi il sesso è un’arma per lo più personale, finalizzato semmai al proprio interesse, non certo al bene collettivo.
Forse andrebbe riscoperto nel senso che gli attribuivano gli antichi. Forse in questa nuova-antica veste, come energia primordiale della vita e per la vita, come forza creatrice e principio irrinunciabile del nostro essere umani, potrebbe davvero cambiare molte cose.

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Non è come la Compagnia dell’Anello, o come qualche altro gruppo di eroi fantasy, ma in qualche modo è simile. Anzi è meglio.

Si chiamano EffettiCollaterali.

INCREDIBILI sono i pericoli che affrontano sul loro percorso, alla ricerca del Copione Perfectum, dello Spettacolo più Mirabolante, in grado di conquistare NON SOLO l’universo, NON SOLO il mondo, NON SOLO l’Italia, NON SOLO Firenze e Prato, ma addirittura l’inespugnabile, impenetrabile, insensibile Reame di VAIYAN. Popolato da strane creature e tiranneggiato dalla terribile fortezza dell’Ugly Mill, in esso gli Artisti sono condannati, per effetto di un’oscura maledizione, a vagare senza meta, senza spettatori, senza denaro e soprattutto senza sede.

E così, inizia l’avventura dei Nostri: il grande guerriero a Capo della Compagnia, Capitan Klaus O’Pony, il menestrello e filosofo Johan Solynndas, la misteriosa Fattucchiera Marthissa Kawan, il mercenario e cacciatore di taglie Dan Perux, la Marchesa elfo di Ko’olon Elys T’Innerrill, la Regina del regno elfico di Sheeshan Rakel El Netschoony, la Contessa elfo della Briglia Judith Battlerlynde, l’Amazzone tesoriera S’Reena Falkorn e la Sacerdotessa Sylva al Kallamar, custode dei Libri Sacri.

Riusciranno i nostri eroi a conquistarsi un posto d’onore nella comunità artistica di Vaiano?

Giudicate voi se le forze del Bene sono dalla loro parte…Questo è il promo del loro ultimo spettacolo, “Lo Scampolo”.