Musica


E potrebbe durare non so quanto ancora
questo leggero movimento di mani,
l’incontro di due anime che scivolano fra le dita,
nelle pieghe del tempo e della pelle
sopra le righe della Terra.
Lento, senza parole né spiegazione alcuna
libero e legato, inarrestabile
riempire della tua musica il mio cuore
nutrire la tua esistenza dei miei sogni.
Non voglio sapere perché accade.
Mi lascio solo cullare da questo insolito vagare
di mani, anime, manie.
Un Mondo che si è aperto
nel piccolo spazio lasciato da una carezza
e nel superfluo scorrere del linguaggio umano,
un Mondo che splende e vibra
sopra le righe della Terra
nelle pieghe del Tempo e della pelle.

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arpa celtica2

L’arpa è uno strumento tanto antico da poter essere definito quasi ancestrale.
Il suo suono ha una reale capacità di colpire l’anima e farvi breccia e, col tempo, di nobilitarla.

Sarà forse per la sua forma tripartita, dove la mensola è come la mente, che deve essere sempre perfettamente accordata; dove la cassa è come il nostro cuore, che si riempie di musica e la diffonde a sé dintorno; dove la colonna è come il nostro corpo, evita che la mente e il cuore ripieghino l’una sull’altro.

Sarà forse perché le corde dell’arpa sono lasciate libere di risuonare ed i loro armonici generano il fenomeno della risonanza, conosciuta anche come “in amore”. E l’amore non è forse una risonanza?

Sarà forse perché l’arpa celtica è accompagnata da un sostrato filosofico volto al perseguimento della verità nella perenne ricerca della saggezza e pratica della benevolenza.
Sarà forse perché non si riesce a guardarla senza poggiarci sopra le dita, né a ignorarla nel momento in cui suona.
Sarà perché ogni sua nota conduce a sé il canto delle cose, la memoria dei popoli, le leggende e gli insegnamenti.
Sarà forse per la sua forma, simile a un cigno che nuota sul mare del tempo, a una nave che solca i mondi, ad una vela, ad una coppa che custodisca la musica di tutto ciò che è stato e di tutto ciò che è ancora da venire.
Sarà perché le corde si tendono come un arco del quale l’Awen, la divina ispirazione, è la freccia che non sbaglia mai.
Sarà perché l’arpa può accompagnare il canto, la recitazione e suonare da sola.

Non sono capace, in definitiva, di spiegare per quale motivo l’arpa è tanto simile a noi, e forse è meglio così. Il senso dello stupore, la capacità di meravigliarsi è la dote più importante per poterla imparare fin nella sua più pura essenza.

Quanto ho cercato una risonanza. Forse finalmente l’ho trovata.

Dischiudimi mondi nuovi

Parole che non ho mai avuto
Pensieri che non esistevano
Giorni di sorrisi

Mostrami il mare
e i fiumi di luna,
quei sentieri invisibili tra le onde e l’ignoto.

Anche se è quasi impossibile,
portami dove io non posso immaginare,
dove la mia fantasia
possa dirsi sconfitta.

Distruggila.

Non siamo
mai gli stessi

Le coincidenze del passato
Gli sguardi di ieri
di una persona che era
Sguardi che non potevo incontrare

I frammenti che hai lasciato
per qualcuno che non sono io

Carezze
Attimi che erano destinati a perdersi
Quelli che non saranno mai miei
Perché, semplicemente
non lo sono stati.
Quelli che, sulla strada di altri
ti hanno portato da me.

Non siamo
mai gli stessi.

E adesso
che tutto è per me
Che ogni tua parola si spende
per quelle nostre poche ore

Sono proprio quegli attimi che vorrei
E vorrei per me
tutti i frammenti
E vorrei possedere
tutte le tue storie.

E questa fame ferina
mi tiene in vita
Come e più dell’attesa del nostro Tempo
del mio
e del tuo
insieme.


I miei organi

prendono l’aria della sera
Ho il ventre aperto
disponibile
ad analisi integrali.

Come sempre.

Il cranio scoperchiato
La mente
attorcigliata al bisturi.
Forse c’è,
forse non c’è.
Servirebbe un domani diverso
o forse un passato più glorioso,
dimentico
delle sue malattie. 

Il cuore
esposto a questa brezza gelida

è ancora
nient’altro
che un sogno. 

Questa è un’altra delle mie ultime fatiche in fatto di videoproduzione, un campo che mi sta dando parecchie soddisfazioni, devo dire anche grazie alla collaborazione con artisti che sanno il fatto loro.

L’opera del B.A.C.O. Ensemble (Vania Coveri – Voce; Iacopo Castellani – Chitarre, Guitar Synth, letture; Giordano Ducci – Basso, musica elettronica, violino Synth; Massimiliano Lucani – Batteria, percussioni) rientra nel campo di quel che si chiama Postmodern Art Mouvement e mira a “introdurre nell’ interpretazione di un testo – sussurrato, declamato se non addirittura scagliato verso il pubblico- maggiori elementi di significazione il cui vettore sia appunto la musica, integrata e pensata per il contesto narrativo.” (da www.bacoensemble.com)

Le parole e la musica si incontrano per arrivare ad uno scopo comune. In questo caso, però, ciò accade in un modo molto diverso rispetto ad una semplice canzone. In una canzone le parole diventano musica; qui le parole rimangono parole, nella fragilità e al tempo stesso nella profonda forza che sanno esprimere soltanto nella loro forma originaria, ossia come discorso. Ed è nella forza e nell’efficacia del discorso diretto che viene a inserirsi la musica, come quel “tra le righe” che è sempre ravvisabile nelle frasi dette. La musica è il “non detto” ed è al tempo stesso è un tutt’uno col “detto”, ne asseconda i movimenti e le tendenze, ne descrive il sentimento, specie laddove le parole vengono pronunciate in modo secco, scarnificato, nudo di qualsiasi interpretazione. Oggettive, riempite dalla musica di quel significato che sembrano – sembrano soltanto – non voler esprimere.

Il primo lavoro dell’Ensemble ruota intorno alla vicenda di uomo e di una donna, e all’incomuncabilità che si instaura durante le fasi dell’innamoramento. Liberamente NON tratto da Romeo e Giulietta, “Nonostante noi ci incontriamo” potrebbe idealmente rappresentare la parte meno conosciuta della loro vicenda:
“Noi parleremo di Romeo e Giulietta. Poi si chiameranno Montecchi e Capuleti, ma questo a noi non interessa. Sono un uomo e una donna.”

…Posto anche qui la mia ultima fatica.

Il videoclip ufficiale del singolo “Climax” della band pratese NUUR, dall’album “Paradisi Artificiali” (2011)
Riprese, regia e montaggio sono a cura della sottoscritta, l’attrice è Giuditta Battaglia.

I NUUR sono Edwin Lucchesi (chitarra, effetti), Matteo Bellesi (basso, effetti, voce), Simone Ducci (batteria, synth).

L’album “Paradisi Artificiali” è ora in vendita alla Fnac del centro commerciale “I Gigli” (Campi Bisenzio – FI)

Il loro sito internet è http://www.myspace.com/nuurband