Mi stavo chiedendo come celebrare le duemila visite del blog. Poi m’è venuto in mente.

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= 2000.

 

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Buon 2011 a tutti!

 

Prima parte del post.

Ogni anno pare che l’anno che se ne va sia stato il peggiore in assoluto. Leggo ovunque “anno da dimenticare, speriamo nel prossimo” e altre riflessioni simili. Il mio 2010 non è stato affatto male, quindi spero in un bis.

Caro 2010. Ho apprezzato l’inizio, la mia fortuna del principiante al primo Risiko dell’anno (che poi è stato anche l’ultimo) e i pistacchi. Mi è piaciuto l’incontro freddoloso su a Luicciana per programmare il Teatro Giovani 2010. Ho apprezzato le nottate incollata col mini pc a vedere Battlestar Galactica. I giochi olimpici nell’amata Vancouver. Mi è piaciuto l’incontro incredibile con la mia Estelin in carne ed ossa, prima sul treno e poi casualmente ad una cena fra amiche. Quella è stata una mossa notevole. Le serate nel garage con la Compagnia a scrivere le scene dello Scampolo, con tutte le frasi ormai storiche: “Viene il mercante”, “Appare. Sì.” e via dicendo. Chal chayya chayya chayya chayya chal chayya chayya chayya chayya. Ho adorato i mondiali di pattinaggio a Torino nonostante la febbre e gli stivali che imbarcavano acqua. Ho apprezzato la preparazione dell’ultimo esame di greco ad argomento osceno. Le lezioni d’inglese al mio amore. Il debutto dello Scampolo e la mega mangiata subito dopo. Il Ruggito del Coniglio a Firenze. La gita a Roma con colleghe e professore. La Ciuccetti a tenermi compagnia sul letto. I Meme e i demotivational, l’umorismo nerd che è stato un piacere scoprire. Le mie esercitazioni con Photoshop e i miei disegni fantasy. La crema anticellulite agli ultrasuoni. Il ritorno coi Cammelli Belgi, la barriera dell’Ipermetro, il Triste e la magica serata del 3 luglio per la Fnac. Le serate nel segno del LOR. Cristiano de André a Prato. I concerti col Blu Studio. L’estate freddina ma romantica. Valencia, i churros, lahorchata e tutte le lezioni sulla Coppa America. Il grande successo dello Scampolo al Museo del Tessuto. La convivenza a casa di un’amica. WALL-E.  Vieni via con me. La revisione e la spedizione del romanzo, con le correzioni tecniche del mio ingegnere. La perdita e il miracoloso ritrovamento del pc. Harry Potter e i Doni della Morte (parte1). Il mio nuovo blog. Le giocate a Warcraft e gli Spaghetti Western con l’ingegnere. E mi è piaciuta anche la nevicata finale in grande stile.

Caro 2010. Cosa non è andato. La riforma Gelmini, i tagli all’istruzione e la fiducia rinnovata al governo potevi evitarle. Poi potevi evitarti il clima di maggio-giugno-luglio, che pareva un novembre ininterrotto. Poi qualche ipocrita e qualche giudice di troppo. L’esame di geografia storica, un calvario. La mia Sindrome da Stanchezza Cronica. Trenitalia come sempre rientra nel bilancio negativo e non potevamo pretendere altrimenti. E i riscaldamenti del dipartimento di Lettere Antiche Giorgio Pasquali fanno pena.

E ora l’anno che viene.
Caro 2011. Innanzitutto voglio vedere meno Berlusconi. Anche vederlo in galera andrebbe bene. Non mi dispiacerebbe neppure vedere un’Italia politicamente guardabile, ma forse è chiedere troppo. In aprile vorrei una felice conclusione degli studi. Ah, vorrei un clima decente almeno in primavera. Magari anche una Fiorentina decente, se hai tempo. Poi voglio compagnia. Portami un altro po’ di LOR se puoi. Per la Compagnia teatrale un po’ di fortuna al Festival e il “salto di qualità”, qualunque cosa voglia dire. Poi vorrei un’arpa celtica e qualcuno che me l’insegna. Un po’ più di mano nel disegno. Più tempo da dedicare all’Amore :). Voglia di lavorare e qualche supplenza per iniziare. Tanta musica. 20.000 visite sul blog. Qualche sorpresa che spezzi la routine. Ispirazione per scrivere. Un po’ di vita per Estelin… E magari, la realizzazione del mio sogno nel cassetto.
Ah, e un po’ di cervello in più per non dimenticarmi le cose in treno.

Seconda parte del post.

Mi è arrivata una e-mail con le statistiche del Blog per il 2010 (che poi è da ottobre 2010). Siccome m’è garbata, ho deciso di condividerla, così per informazione.

Ta-daaaaan!

BUON NUOVO ANNO A TUTTI!

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

Featured image

A Boeing 747-400 passenger jet can hold 416 passengers. This blog was viewed about 1,400 times in 2010. That’s about 3 full 747s.

In 2010, there were 17 new posts, not bad for the first year! There were 89 pictures uploaded, taking up a total of 28mb. That’s about 2 pictures per week.

The busiest day of the year was November 4th with 60 views. The most popular post that day was Infanzia e Immaginazione.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were facebook.com, gruppo_lettura.blog.tiscali.it, liciatroisi.it, WordPress Dashboard, and it.wordpress.com.

Some visitors came searching, mostly for canzoni sull’adolescenza, canzoni sull adolescenza, chi era nei tempi antichi cassandra, sindrome di cassandra, and i quaderni di estelin.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

Infanzia e Immaginazione November 2010
7 comments

2

Una canzone sull’adolescenza October 2010
2 comments

3

Chi è Estelin October 2010
3 comments

4

La Sindrome di Cassandra October 2010
6 comments

5

Dai la cera, togli la cera. December 2010
13 comments

Per me è sempre difficile accettare una sconfitta. Come quella a Trivial Pursuit che ho appena subito (e della cui validità dubito). Ma mi sto rendendo conto, giorno dopo giorno, che quel che conta nelle sfide non è necessariamente la fortuna, ma è la tecnica. Anche lo stile è importante, ma quello serve più per perdere che per vincere.

Quando perdo le mie sfide mi rendo spesso conto che il motivo è la mancanza di basi, di conoscenze tecniche. Se sbaglio a scrivere un capitolo della tesi, è perché su quell’argomento lì non sono ancora esperta come servirebbe. Se perdo a Trivial Pursuit (il che è ancora da vedere) è perché do le risposte in maniera troppo affrettata, senza darmi il tempo di riflettere su quelle risposte che so benissimo. Se un disegno non mi viene bene è perché mi manca la tecnica. E così via.

Ma ci sono sfide che ti ossessionano, che non ti darai mai pace finché non le vinci. Ognuno di noi ha la sua Nemesi.

Io, a parte Trenitalia e poche altre entità superiori (contro le quali ogni sforzo sarebbe titanico, per non dire tragico), ho una Nemesi. La mia ossessione, il mio terrore.
Rovinare le scarpe nuove.

Ora, non sono Carrie Bradshaw (o avrei un gran bel conto in banca). Non sono ossessionata dalle scarpe. Me ne compro relativamente poche e soprattutto molto poche di quelle buone. Ma proprio per questo, la volta che mi concedo di comprare un bel paio di stivali di pelle nera, bellissimi, regalo di Natale, sono terrorizzata all’idea di rovinarli. Per prima cosa faccio quella domanda che mi sta a cuore, e cioè: “Ma resistono all’acqua?”
E già qui l’allieva si scopre in difetto di tecnica: la pelle non è proprio quel che si definisce idrorepellente… Ma il commesso ha capito: quel che mi preme  non è che non si bagnino, è che non si rovinino. E ripenso a quei begli stivali di pelle marrone che son rimasti a marcire in un angolo della scarpiera, marchiati per sempre con un anello sulla punta, per colpa di un’acquata leggermente più forte, di certo mandata da un qualche servitore di Aku (il Male).
Li vendicherò.

Ho il mio tesssoro, questi due bei stivali nero antracite. Poi, ecco. Due giornate di pioggia. Esco tranquilla, protetta dall’aura di Bene che il venditore ha garantito per i miei stivali. Mi azzardo anche a calpestare l’erba bagnata.
Poi torno a casa e un urlo belluino spezza il silenzio del pomeriggio della Vigilia. Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo!
Soino stata ingannata! Ho buttato via i miei soldi! Il Male mi perseguita! Un flusso maligno pervade da sempre il mio rapporto con le scarpe nuove e così sempre sarà, in eterno!

Osservo impotente l’alone scuro che circonda la punta degli stivali nuovi, strappandomi i capelli e percuotendomi il petto come le piangenti.
Tento l’approccio pratico: il termosifone. Ma dopo due ore l’alone è sempre lì. Allora provo con le maniere forti, ma anche il phon sparato a mille sembra non sortire alcun effetto.
Resta la soluzione meditativa, lo zazen. Il mio sensei (Maestro) dice sempre che la calma vince tutto. Ma non ha mai parlato di stivali bagnati, ora che ci penso.
Incrocio le gambe e chiudo gli occhi cercando quella pace interiore che sola sarebbe in grado di fornirmi la risposta. Ma mentre produco gutturalmente il suono primordiale, pensando a verdi prati e ruscelli limpidi, cercando di raggiungere satori, la saggia consapevolezza del mondo nella sua vacuità…ecco che mi accorgo che la risposta sembra ormai scritta nella storia della mia vita: tu e le scarpe non andrete mai d’accordo. Ecco la Verità di satori.
Non sono mai stata così certa di qualcosa. Niente potrebbe dissuadermi.

D’un tratto, ecco una mano sulla mia spalla.
È lui, il mio sensei! Ha percepito la mia disperazione, ha capito che stavo per abbandonare il campo di battaglia ed è venuto per riportarmi sulla via.
Devo essere come il giunco. Per quanto l’acqua sugli stivali possa piegare la mia volontà, non devo permetterle di spezzarla.
Sì, ma come posso fare? Ho provato tutte le soluzioni. Le mie scarpe sono perdute!
Con un cenno solenne, il sensei mi fa capire che per me è arrivato il momento di acquisire una nuova tecnica segreta.
Il mio nemico può iniziare a tremare.

Il sensei mi conduce nella stanza dove sono custoditi tutti i tesori della sua scuola: le armi che rendono lui e i suoi allievi i più potenti e temibili guerrieri del circondario. Scorgo con la coda dell’occhio la micidiale Macchina del Pane, eredità degli antichi antenati di Barberino; l’Asciugatrice Infernale, che potrebbe fare al caso mio; e poi la letale Lettiera dei Gatti Imperiali. Abbagliata da tanto splendore, mi avvicino all’Asciugatrice. Ma il sensei, invece, poggia i miei stivali a terra e tira fuori da uno scaffale una semplice scatola.
Dentro ci sono spazzole e creme. Il sensei mi guarda e annuisce. Mi inginocchio davanti alla scatola, in rispettoso silenzio.
Il sensei prende un po’ di crema nera, la poggia sulla spazzola e comincia a spargerla sulla punta degli stivali, con movimenti rapidi e decisi. Non un’esitazione, le sue mani sono velocissime, non riesco quasi a percepire il movimento, ad un certo punto mi sembra quasi di vedere lo stivale fluttuare a mezz’aria mentre viene cosparso di cera.
Poi il Maestro me lo porge. Io osservo la punta dello stivale: l’alone non c’è più, ma la pelle è divenuta opaca. E poi, mi guardo la mano sporca di nero: così stingono! Sto per aprir bocca, quando il Maestro mi zittisce con un gesto della mano. La tecnica non è ancora completa.
Osservo e taccio.
Il sensei prende un panno pulito e, con la stessa arte marziale di prima, lo strofina sugli stivali. Una luce diffusa comincia a comparire intorno alle scarpe, un’aura di Bene. Lo sento, sta vincendo.
Il Maestro completa il tutto con un’altra raffica di spazzolate.
Ed eccoli qui. I miei stivali senza l’alone, e di nuovo lucidi.
Guardo il Maestro sbalordita, in attesa di una sua parola.

Ed ecco che lui, con la pace del saggio negli occhi, come un Maestro Miyagi rientrato nella metafora, finalmente mi dice:

“Tecnica della Pulizia delle Scarpe. Non basta dare cera. Dai la cera, togli la cera.”

Foto di Sara Fedeli

Ci sono cose che hanno lo strano, stranissimo potere di infastidirti e al tempo stesso metterti addosso una inspiegabile allegria. Per me quelle cose sono davvero poche: ho un carattere facilmente irritabile e raramente quello che mi irrita può anche piacermi.

Una di queste cose sono i giorni come quello appena trascorso. La neve che oggi ha sommerso tutta l’Italia bloccando inesorabilmente qualsiasi tipo di attività, oggi mi ha procurato un bel po’ di fastidi. Ieri sera dovevo andare in Tv con i Cammelli Belgi: un’occasione unica, avevamo tutto pronto, un sacco di prove fatte apposta per questa serata, ed ecco che in un’oretta sfuma tutto. Rimandare una cosa quando sono super galvanizzata mi deprime sempre un po’.

Per non parlare del casino che è successo un po’ ovunque. A Prato strade inagibili, sottopassaggi bloccati, gente rimasta a piedi… Ho letto che un’amica è stata costretta a fare Firenze Castello – Prato a piedi, due ore e mezza di traversata. Racconti epici.

Insomma, la neve rompe le scatole e parecchio. Però ha un grande potere su di me. Oggi la mamma mi ha detto che era contenta di uscire a piedi per fare la spesa, persino di portare le borse su per la strada. Diceva che si sentiva stupida, ma che la neve la fa tornare un po’ bambina.

Ecco, è proprio questo che la neve fa anche a me. Mi mette allegria perché mi fa tornare a tempi che, fra l’altro, non è che fossero pieni zeppi di neve: ce ne sono state poche, di nevicate memorabili da quando sono nata io…e già dall’anno scorso la neve è tornata a farsi sentire in modo piuttosto prepotente a Vaiano. Però, insomma, nell’immaginario di un bambino Dicembre significa Neve. Questo giorno disastroso di dicembre è il quadro perfetto di quando, da bambina, m’immaginavo “il vero dicembre”. Non so se mi spiego.

E poi c’è dell’altro. Oggi erano tutti bloccati. Chi era fuori ha penato per tornare a casa o per raggiungere la propria destinazione…Ma chi, come me, era dentro casa, si è sentito legittimato a non fare proprio nulla. E come per effetto di una specie di incantesimo, ti viene voglia di accendere il fuoco, di preparare un dolce (torta morbida di cioccolato con crema), di scrivere il tuo libro, di sbattertene della tesi. Non sono uscita solo perché non voglio prendere freddo alla gola, altrimenti avrei fatto a pallate. Anche con me stessa.
La neve paralizza tutto, come una mastodontica passata di cellophane. Fermi tutti, ora c’è lei. Non si passa. Non ci si muove.
E non esiste impegno di lavoro, appuntamento con un’amica, comparsata in televisione col gruppo, non esiste neppure andare a trovare il fidanzato o andare al cinema, o a quella cena che avevi fissato da tanto tempo.

E come può tutto questo mettere allegria? Non lo so. Forse è il fatto che, con la bufera fuori, apprezzi tre volte di più il calore che hai dentro casa e le persone con cui vivi ogni giorno.
Che dovendo annullare i tuoi impegni trovi il tempo per perdere tempo. Magari con le persone che, nella frenesia delle tue giornate normali, hai finito per trascurare.
Oppure, forse l’allegria mi viene dalla capacità che ha la neve di rendere ogni cosa uguale alle altre, come un grande ordine di silenzio sulle tante e diverse voci che si fanno battaglia nella realtà. Lo dicono tutti, è un concetto un po’ banale, ma è vero.
O forse…
Forse sarà il fatto che la Natura fa il suo corso sempre e comunque, e sticazzi degli uomini e di quello che devono fare oggi: cosa che, potrà sembrare strano, ho sempre trovato consolante. Nonostante gli effetti collaterali che comporta, i disastri ambientali, le tragedie naturali, che chiaramente non sono il lato consolante della cosa. 
Però, in questo mondo rapido e un po’ meschino che ci tiene in ostaggio giorno dopo giorno, in questi tempi in cui mi sento schiava del mio stesso desiderio di produrre ad ogni costo, in cui vorrei sentirmi realizzata nell’immediato, in cui le mie piccole necessità di tutti i giorni sembrano sempre irrevocabili e di vitale importanza…In tutto questo, non so come, mi consola sapere che c’è qualcosa di più grande di noi e della nostra materialità quotidiana.

La Natura ogni tanto torna a ricordarcelo, perché anche in questo, come in molte altre cose, abbiamo la memoria troppo breve.

P.s. Ora però, Natura, la memoria m’è tornata, eh. Puoi anche mandare du goccioline a sciogliere tutto. Ok? Io gradirei, ecco.

Me ne sono accorta in questo momento. Abbiamo raggiunto le 1000 visite!
Mi rendo conto che non è chissà quale traguardo in due mesi e mezzo, ma la cosa mi aggrada lo stesso. 🙂

C’era proprio bisogno di un post ap”post”a?  (ahah.)
…Ok, confesso, volevo solo fare lo sketch dell’Ingegner Cane.
Bene, penso di essermi divertita abbastanza.

Grazie a tutti quelli che sono venuti a curiosare su questo blog e a quelli che continueranno a farlo…

Al prossimo post!

Estelin

(Immagine tratta dal web)