Il mio clacson si è risvegliato. Non sopporto più chi va a trenta per strada, la punizione giusta sarebbe quella di poterli fermare e riempirli di legnate. Ma dato che non è possibile, mi accontento di mettere in quella lunga clacsonata tutto il rimprovero che i miei migliori cipigli di professoressa sanno offrire. Mi sembra quasi di vederli, costernati e umiliati, nelle loro piccole macchine che sognano velocità da circuito di Formula 1.

Sono anche più bassa di voti. Finora ero troppo timorosa di ferire ogni alunno che si meritasse un quattro, ma mi sono chiesta: perché? In fondo, è quello che tutti un po’ sogniamo, quando decidiamo di intraprendere questa carriera. Io forse non ho mai avuto questo sogno perché un quattro non l’ho mai preso, ma sono stata egoista: è l’ora di pensare anche a tutti quei compagni che, dal banco accanto al mio, rimediavano insufficienze come se piovessero. E allora. Sappiate che vi sto vendicando gloriosamente.

Una cosa che farò più spesso è mandare subito dove meritano tutti i falsi buoni samaritani. Avete fatto il vostro tempo. Nessuno ha realmente bisogno della vostra finta misericordia; lo so, credete di essere davvero misericordiosi, ma la verità è che siete soltanto miseri. Perciò anche tu – sì, tu che ti intrometti in affari che non ti riguardano solo per dimostrare a te stessa che sei più altruista di Madre Teresa di Calcutta – sappi che sei l’opportunista più abietta che il tuo ristretto mondo da provincialotta senza cultura abbia mai partorito. Più patetico e meschino di questa tua dietrologia contadina è forse solo il finto intellettualismo da divano di cui tanto ti fai vanto.

Non accetto più giudizi. Da chi mi vuole bene meno ancora che da chi mi vuole male, perché quello, del tutto inconsapevole di elargirne così tanti al minuto da non poterli contare, sarà sempre convinto che sia a fin di bene, o peggio che non siano giudizi ma solo punti di vista (che poi, che differenza mai ci sarà); e andrà a finire che, come sempre, mi faranno meglio i giudizi di chi mi vuole male.

Rendo sempre più ampi i miei orizzonti. Più quelli degli altri si restringono. Più voi vi chiudete nel vostro giardino piccolo piccolo, a sentire il profumo della primavera ridotto al soldo delle rose malaticce che coltivate, più io mi riempirò le narici del profumo dei fiori esotici, e vorrò esplorare, e vorrò aprirmi, e vorrò cambiare idea, e vorrò girare il mondo – se con la testa o con i piedi poco importa. Lontano dalla provincia che puzza di vecchio.

Avevo voglia di scrivere alla lavagna, in Terza, la parola P U T T A N A, per poi chiedere loro che significato le attribuissero. Volevo vedere l’imbarazzo su quelle facce e cercare sadicamente il rossore di chi quella parola l’ha usata per far del male a lei. Avrei voluto dirlo a ciascuna di quelle piccole vipere, che non hanno certo alibi nei loro tredici anni, e vedere che effetto faceva loro sentirselo dire; ma ero consapevole che non ne avrebbe avuto alcuno, perché non sono piccole colombe spezzate come lei. Non ho fatto nulla di tutto questo, ma non faccio sconti all’adolescenza, quando cresce nella cattiveria e nell’incomprensione.

Il lato positivo è amaro.
È che, a dire il vero, non c’è che poca roba da nascondere in questa stanza, per stare bene. Dovrei forse oscurare le mie lenzuola, la mia paperetta di peluche, i miei vestiti più belli, i miei scritti, il mio profumo Chanel, i miei pensieri, i miei ricordi.
Per il resto, poche tracce visibili. Tracce-di-una-volpe

Buon 2011 a tutti!

 

Prima parte del post.

Ogni anno pare che l’anno che se ne va sia stato il peggiore in assoluto. Leggo ovunque “anno da dimenticare, speriamo nel prossimo” e altre riflessioni simili. Il mio 2010 non è stato affatto male, quindi spero in un bis.

Caro 2010. Ho apprezzato l’inizio, la mia fortuna del principiante al primo Risiko dell’anno (che poi è stato anche l’ultimo) e i pistacchi. Mi è piaciuto l’incontro freddoloso su a Luicciana per programmare il Teatro Giovani 2010. Ho apprezzato le nottate incollata col mini pc a vedere Battlestar Galactica. I giochi olimpici nell’amata Vancouver. Mi è piaciuto l’incontro incredibile con la mia Estelin in carne ed ossa, prima sul treno e poi casualmente ad una cena fra amiche. Quella è stata una mossa notevole. Le serate nel garage con la Compagnia a scrivere le scene dello Scampolo, con tutte le frasi ormai storiche: “Viene il mercante”, “Appare. Sì.” e via dicendo. Chal chayya chayya chayya chayya chal chayya chayya chayya chayya. Ho adorato i mondiali di pattinaggio a Torino nonostante la febbre e gli stivali che imbarcavano acqua. Ho apprezzato la preparazione dell’ultimo esame di greco ad argomento osceno. Le lezioni d’inglese al mio amore. Il debutto dello Scampolo e la mega mangiata subito dopo. Il Ruggito del Coniglio a Firenze. La gita a Roma con colleghe e professore. La Ciuccetti a tenermi compagnia sul letto. I Meme e i demotivational, l’umorismo nerd che è stato un piacere scoprire. Le mie esercitazioni con Photoshop e i miei disegni fantasy. La crema anticellulite agli ultrasuoni. Il ritorno coi Cammelli Belgi, la barriera dell’Ipermetro, il Triste e la magica serata del 3 luglio per la Fnac. Le serate nel segno del LOR. Cristiano de André a Prato. I concerti col Blu Studio. L’estate freddina ma romantica. Valencia, i churros, lahorchata e tutte le lezioni sulla Coppa America. Il grande successo dello Scampolo al Museo del Tessuto. La convivenza a casa di un’amica. WALL-E.  Vieni via con me. La revisione e la spedizione del romanzo, con le correzioni tecniche del mio ingegnere. La perdita e il miracoloso ritrovamento del pc. Harry Potter e i Doni della Morte (parte1). Il mio nuovo blog. Le giocate a Warcraft e gli Spaghetti Western con l’ingegnere. E mi è piaciuta anche la nevicata finale in grande stile.

Caro 2010. Cosa non è andato. La riforma Gelmini, i tagli all’istruzione e la fiducia rinnovata al governo potevi evitarle. Poi potevi evitarti il clima di maggio-giugno-luglio, che pareva un novembre ininterrotto. Poi qualche ipocrita e qualche giudice di troppo. L’esame di geografia storica, un calvario. La mia Sindrome da Stanchezza Cronica. Trenitalia come sempre rientra nel bilancio negativo e non potevamo pretendere altrimenti. E i riscaldamenti del dipartimento di Lettere Antiche Giorgio Pasquali fanno pena.

E ora l’anno che viene.
Caro 2011. Innanzitutto voglio vedere meno Berlusconi. Anche vederlo in galera andrebbe bene. Non mi dispiacerebbe neppure vedere un’Italia politicamente guardabile, ma forse è chiedere troppo. In aprile vorrei una felice conclusione degli studi. Ah, vorrei un clima decente almeno in primavera. Magari anche una Fiorentina decente, se hai tempo. Poi voglio compagnia. Portami un altro po’ di LOR se puoi. Per la Compagnia teatrale un po’ di fortuna al Festival e il “salto di qualità”, qualunque cosa voglia dire. Poi vorrei un’arpa celtica e qualcuno che me l’insegna. Un po’ più di mano nel disegno. Più tempo da dedicare all’Amore :). Voglia di lavorare e qualche supplenza per iniziare. Tanta musica. 20.000 visite sul blog. Qualche sorpresa che spezzi la routine. Ispirazione per scrivere. Un po’ di vita per Estelin… E magari, la realizzazione del mio sogno nel cassetto.
Ah, e un po’ di cervello in più per non dimenticarmi le cose in treno.

Seconda parte del post.

Mi è arrivata una e-mail con le statistiche del Blog per il 2010 (che poi è da ottobre 2010). Siccome m’è garbata, ho deciso di condividerla, così per informazione.

Ta-daaaaan!

BUON NUOVO ANNO A TUTTI!

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

Featured image

A Boeing 747-400 passenger jet can hold 416 passengers. This blog was viewed about 1,400 times in 2010. That’s about 3 full 747s.

In 2010, there were 17 new posts, not bad for the first year! There were 89 pictures uploaded, taking up a total of 28mb. That’s about 2 pictures per week.

The busiest day of the year was November 4th with 60 views. The most popular post that day was Infanzia e Immaginazione.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were facebook.com, gruppo_lettura.blog.tiscali.it, liciatroisi.it, WordPress Dashboard, and it.wordpress.com.

Some visitors came searching, mostly for canzoni sull’adolescenza, canzoni sull adolescenza, chi era nei tempi antichi cassandra, sindrome di cassandra, and i quaderni di estelin.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

Infanzia e Immaginazione November 2010
7 comments

2

Una canzone sull’adolescenza October 2010
2 comments

3

Chi è Estelin October 2010
3 comments

4

La Sindrome di Cassandra October 2010
6 comments

5

Dai la cera, togli la cera. December 2010
13 comments

Foto di Sara Fedeli

Ci sono cose che hanno lo strano, stranissimo potere di infastidirti e al tempo stesso metterti addosso una inspiegabile allegria. Per me quelle cose sono davvero poche: ho un carattere facilmente irritabile e raramente quello che mi irrita può anche piacermi.

Una di queste cose sono i giorni come quello appena trascorso. La neve che oggi ha sommerso tutta l’Italia bloccando inesorabilmente qualsiasi tipo di attività, oggi mi ha procurato un bel po’ di fastidi. Ieri sera dovevo andare in Tv con i Cammelli Belgi: un’occasione unica, avevamo tutto pronto, un sacco di prove fatte apposta per questa serata, ed ecco che in un’oretta sfuma tutto. Rimandare una cosa quando sono super galvanizzata mi deprime sempre un po’.

Per non parlare del casino che è successo un po’ ovunque. A Prato strade inagibili, sottopassaggi bloccati, gente rimasta a piedi… Ho letto che un’amica è stata costretta a fare Firenze Castello – Prato a piedi, due ore e mezza di traversata. Racconti epici.

Insomma, la neve rompe le scatole e parecchio. Però ha un grande potere su di me. Oggi la mamma mi ha detto che era contenta di uscire a piedi per fare la spesa, persino di portare le borse su per la strada. Diceva che si sentiva stupida, ma che la neve la fa tornare un po’ bambina.

Ecco, è proprio questo che la neve fa anche a me. Mi mette allegria perché mi fa tornare a tempi che, fra l’altro, non è che fossero pieni zeppi di neve: ce ne sono state poche, di nevicate memorabili da quando sono nata io…e già dall’anno scorso la neve è tornata a farsi sentire in modo piuttosto prepotente a Vaiano. Però, insomma, nell’immaginario di un bambino Dicembre significa Neve. Questo giorno disastroso di dicembre è il quadro perfetto di quando, da bambina, m’immaginavo “il vero dicembre”. Non so se mi spiego.

E poi c’è dell’altro. Oggi erano tutti bloccati. Chi era fuori ha penato per tornare a casa o per raggiungere la propria destinazione…Ma chi, come me, era dentro casa, si è sentito legittimato a non fare proprio nulla. E come per effetto di una specie di incantesimo, ti viene voglia di accendere il fuoco, di preparare un dolce (torta morbida di cioccolato con crema), di scrivere il tuo libro, di sbattertene della tesi. Non sono uscita solo perché non voglio prendere freddo alla gola, altrimenti avrei fatto a pallate. Anche con me stessa.
La neve paralizza tutto, come una mastodontica passata di cellophane. Fermi tutti, ora c’è lei. Non si passa. Non ci si muove.
E non esiste impegno di lavoro, appuntamento con un’amica, comparsata in televisione col gruppo, non esiste neppure andare a trovare il fidanzato o andare al cinema, o a quella cena che avevi fissato da tanto tempo.

E come può tutto questo mettere allegria? Non lo so. Forse è il fatto che, con la bufera fuori, apprezzi tre volte di più il calore che hai dentro casa e le persone con cui vivi ogni giorno.
Che dovendo annullare i tuoi impegni trovi il tempo per perdere tempo. Magari con le persone che, nella frenesia delle tue giornate normali, hai finito per trascurare.
Oppure, forse l’allegria mi viene dalla capacità che ha la neve di rendere ogni cosa uguale alle altre, come un grande ordine di silenzio sulle tante e diverse voci che si fanno battaglia nella realtà. Lo dicono tutti, è un concetto un po’ banale, ma è vero.
O forse…
Forse sarà il fatto che la Natura fa il suo corso sempre e comunque, e sticazzi degli uomini e di quello che devono fare oggi: cosa che, potrà sembrare strano, ho sempre trovato consolante. Nonostante gli effetti collaterali che comporta, i disastri ambientali, le tragedie naturali, che chiaramente non sono il lato consolante della cosa. 
Però, in questo mondo rapido e un po’ meschino che ci tiene in ostaggio giorno dopo giorno, in questi tempi in cui mi sento schiava del mio stesso desiderio di produrre ad ogni costo, in cui vorrei sentirmi realizzata nell’immediato, in cui le mie piccole necessità di tutti i giorni sembrano sempre irrevocabili e di vitale importanza…In tutto questo, non so come, mi consola sapere che c’è qualcosa di più grande di noi e della nostra materialità quotidiana.

La Natura ogni tanto torna a ricordarcelo, perché anche in questo, come in molte altre cose, abbiamo la memoria troppo breve.

P.s. Ora però, Natura, la memoria m’è tornata, eh. Puoi anche mandare du goccioline a sciogliere tutto. Ok? Io gradirei, ecco.

Me ne sono accorta in questo momento. Abbiamo raggiunto le 1000 visite!
Mi rendo conto che non è chissà quale traguardo in due mesi e mezzo, ma la cosa mi aggrada lo stesso. 🙂

C’era proprio bisogno di un post ap”post”a?  (ahah.)
…Ok, confesso, volevo solo fare lo sketch dell’Ingegner Cane.
Bene, penso di essermi divertita abbastanza.

Grazie a tutti quelli che sono venuti a curiosare su questo blog e a quelli che continueranno a farlo…

Al prossimo post!

Estelin

(Immagine tratta dal web)

Oggetti smarriti

Prima di tutto, vi sconsiglio caldamente (e non vi auguro) di scoprirlo nel modo in cui l’ho fatto io. In ogni caso, assicuro che è un’esperienza interessante.

Qualche settimana fa ho combinato un disastro. Era una di quelle mattine in cui sei più morto che vivo e la tua coscienza sembra relegata in un angolino remotissimo del cervello, cervello inesorabilmente narcotizzato. In breve, ti comporti come un automa e non hai la minima cognizione di cosa stai facendo di dove stai andando o – nel mio caso – di quello che tieni in mano.
E ho lasciato il pc portatile sul treno. Disperazione megagalattica, giri per tutta la stazione da un ufficio all’altro per capire come rintracciarlo, e via dicendo. A questa storia c’è un inaspettato lieto fine, ma lo lascio in fondo, come punto d’arrivo della riflessione che quest’episodio folle mi ha generato.

La prima cosa che mi viene in mente è: non lasciate le cose sul treno. Non per l’ovvio motivo che rischiate di trovarcene tre, ma perché (e qui il mio vecchio arcinemico naturale F.S. si fa riconoscere) è bene sapere che non esistono più uffici oggetti smarriti, in nessuna stazione. Chi trovasse un portafogli deve andare al più vicino ufficio del Comune. Che poi sta al proprietario capire in quale Comune della tratta andare a cercarlo.

Difetti funzionali a parte, durante la mia disperata ricerca mi sono dovuta appoggiare alle persone: e mai come quel giorno mi sono accorta di quanto diverse siano le persone tra di loro. E in questo caso non vale affatto che “il mondo è bello perché è vario”. Quando si deve chiedere aiuto alle persone, e a persone completamente estranee, è angosciante scoprire certe realtà.

Ecco i tipi che s’incontrano quando si ha bisogno di aiuto.

#1. Il cinico. Probabilmente la specie meno dannosa, ma senz’altro anche la meno utile. Come l’uomo al bar che senza averti mai vista prima, di fronte alla tua palese disperazione per la perdita, non trova altro da dire che “Signorina, di certo la un ce lo ritrova.” Nel mio caso, al sentire poi che col pc avevo perso anche parte della tesi, mosso a compassione ha azzardato un “ma speriamo lo stesso”.

#2. Il poliziotto-supereroe. È buffa la sicurezza di sé che il tipo-poliziotto assume quando trova qualcuno in difficoltà. Quell’aria protettiva da “tranquilla, baby, adesso ci penso io col mio superpotere”. Non si tratta di un giudizio negativo, anzi! Tanto più che la polizia ferroviaria è quella che più si è mostrata partecipe del mio cordoglio. Diciamo che li ho scoperti simpaticamente megalomani. E obbiettivamente, erano gli unici che potevano far qualcosa di concreto (ovvero la denuncia).

#3. La finta scorbutica/svampita. Povera donna, come mi pento di quel che ho pensato entrando nell’ufficio. Va da sé che lavora per le F.S., ma non avrei dovuto giudicarla per quell’apparenza un po’ assurda. Occhi sbarrati, aria trasandata, tono scocciato coi viaggiatori che passavano dall’Assistenza Clienti. Ho proprio pensato “eccoci, in buone mani”. Invece ha fatto di tutto per contattare il capotreno a bordo del veicolo (che ho scoperto chiamarsi “il materiale”, in gergo ferroviario) su cui ero arrivata. Invano. Però apprezzo il gesto. Svampitiores non deteriores, per parafrasare Giorgio Pasquali (e questa la capiranno solo i filologi).

#4. La dolce bugiarda. Una poliziotta fin troppo ottimista. Dal cinico si passa all’esatto estremo: “ma vedrai che lo ritrovi, i computer di solito non li rubano”. Beh, sì, in effetti di solito li moltiplicano. Però ho apprezzato il tentativo. Si vede che facevo parecchia pena…

#5. Quella che ci s’è trovata. Ormai presa confidenza con la finta-svampi #3, mi son sentita abbandonata quando all’ufficio assistenza ho trovato un’altra. Che come temevo non sapeva nulla e non sembrava molto in sintonia neanche con le attrezzature dell’ufficio. Dopo aver chiamato di nuovo il capotreno (che ha ripetuto di non aver trovato nulla di nulla a bordo), si è comunque mostrata dispiaciuta e partecipe, tanto da consigliarmi (ahimè!) di rivolgermi ai tipi successivi.

#6. Non vedi che sono in pausa-sigaretta. Con risatine rauche e sguardi di sufficienza i pulitori mi rispondono che nessuno di loro ha pulito quel treno. E con tutta l’aria di chi è stato disturbato per una questione di così poco conto come un pc con dentro tutto il lavoro di una studentessa. Certo, da biasimare sono io per prima. Ma un po’ di compassione!

#7. Non è nelle mie competenze. La più bella. La regina della lotta di classe, paladina dei propri santi diritti a non interessarsi di un cazzo. Alla mia domanda se una delle loro squadre di pulitori avesse pulito il mio treno, non si è limitata a fare spallucce come il collega, ma ha voluto mettere in chiaro la propria minacciata posizione. “è bene che vu’ sappia che se lasciate roba sul treno, prima di noi ci passa i ferrovieri!” Io che dai ferrovieri c’ero già stata, ho provato a farle capire che lei era la mia ultima spiaggia, meritandomi una risata in viso e una partaccia. “Perché è bene metterlo in chiaro, sennò sempre a rivolgersi a noi!” Come se il soccorso a chi chiede aiuto fosse una questione di competenze o di responsabilità professionali. Vorrei rispondere ma non ne trovo l’energia.

#8. Evviva la sincerità. Il culmine negativo di questa parabola umana è all’Ufficio Bagagli; e dopo questa avrete tutti voglia di depositare i vostri bagagli in quell’ufficio. “Bah, scusi signorina, lei icché la farebbe se la trovasse un computer?”. Si commenta da sé, mi pare.

#9. Il Santo. In realtà, in un Paese ideale, lui dovrebbe essere la regola, la persona normale. Però (benché i primi dei tipi precedenti si siano mostrati quantomeno brava gente) non è frequente. Soprattutto non è frequente trovarlo onesto e intelligente. Trova un pc sul treno; non ci pensa nemmeno a portarlo all’Ufficio (che non c’è), ma preferisce indagare da sé, se lo porta a lavoro, lo apre e scopre la mia e-mail. Mi scrive, la leggo dal computer delle Oblate, quando ormai volevo fare un avviso pubblico. Sono momenti di beatitudine.
Se un Santo trova il vostro oggetto smarrito, avete certamente un Culo pazzesco.

#10. La sconosciuta che si sorbisce la storia. Povera vittima della mia euforia, aveva anche la disgrazia di lavorare in cioccolateria: il cioccolato mi manda su di giri. Ho sentito un impellente bisogno di spiegarle per chi erano i cioccolatini che stavo comprando. E me ne ha regalato uno. Forse per farmi chetare.

Di tipi di gente ce ne sono parecchi più di questi. Ma se (il cielo non voglia) perdete un oggetto importante, fateci caso. In occasioni simili si scoprono realtà un po’ angoscianti, ma se si ha fortuna (come me) si può tornare per un attimo a sperare nell’umanità…