Volevo scrivere un post per l’Antico della Settimana, ma lo rimando di qualche giorno, perché quello che ho visto ieri sera su Rai Tre mi ha talmente emozionato che sento il bisogno di esprimerlo.
E pensare che stavo per perdermelo.

Raramente, di questi tempi, capita di assistere ad una buona televisione. Diciamo pure quasi mai. Ecco, ieri sera a Vieni via con me c’era tutto quanto di buono la televisione può offrire: buone parole, giusta informazione, belle emozioni, ottimi ospiti, buona musica e stupendi balli. C’erano sia la cultura che lo spettacolo, a dimostrazione del fatto che possono ancora convivere e significare la stessa cosa. Aspetto che ultimamente viene messo in dubbio, quando si guarda anche solo una piccola parte del menu-palinsesto offerto dalla casa (e a proposito di “casa”, ieri sera bastava girare su canale 5 per subire uno straniamento improvviso da crollo del livello culturale, per citare la mia cara Giulia).

Insomma, una serata come non se ne vedevano da (e probabilmente non se ne vedranno per) molto tempo.

Prima Daniele Silvestri che canta Io non mi sento italiano di Gaber, e già si parte bene. È una canzone piena di verità così lampanti che ti sorprende ogni volta.

Poi Saviano che ne dice una, di verità, che troppo spesso ci si dimentica: quando parla della macchina del fango, di Falcone che ora è l’eroe di tutti ma che prima era il bersaglio di molti. Quando qualcuno sembra lottare davvero, con i modi bruschi, forti, diretti che aveva Falcone, la gente media non può che commentare “Lo fa solo per sé” oppure “Ma dobbiamo pagargliela noi la scorta?”. Le si sentono echeggiare ancora, quelle parole: oggi sono rivolte allo stesso Saviano, a Travaglio, a tutti quelli che mostrano una bella determinazione nel portare avanti la propria critica.
Rabbrividisco al pensiero del video in cui Falcone afferma quell’altra grandissima, terribile verità: che per aver finalmente ragione bisogna morire. La morte l’ha “sublimato”, quelli che prima lo infangavano ora lo riconoscono come un eroe. Ma è fango anche questo, anzi è peggio, è ipocrisia. La verità giace sul fondo: siamo soli davvero e se si lotta contro i giganti non si va solo incontro al pericolo mortale, ma anche e soprattutto allo scherno degli altri, di quelli che si vorrebbero proteggere.
Falcone era una Cassandra e come tale veniva trattato: lo fai per la gloria, lo fai per soldi, sei un pazzo. Si stenta a credere che esista qualcuno che sia davvero illuminato, che darebbe la vita per un ideale. Invece è facile badare ai cazzi propri e farsi beffe di quelli che non fanno altrettanto.
È un bene che si dicano queste cose, quando giorno dopo giorno il pensiero della gente si fa sempre più approssimativo, superficiale, becero, segue la bandiera e non si fa domande, non conosce più la differenza fra inchiesta e diffamazione e si diverte a mettere tutto nel pentolone.

Poi Nichi Vendola. Al di là della mia sincera ammirazione per il politico, lui ieri sera era lì in veste diversa, era lì come persona (anche quella ammirevole) e nello specifico come omosessuale.
Con tutto quello che è stato detto, che si dice sull’omosessualità in un Paese come l’Italia, ci si ostina a pensare che l’omofobia sia una cosa superata. Non lo è affatto. L’Italia è un paese in cui l’omofobia ha tutto lo spazio che desidera: si insinua sottilmente nelle battute, nella prorompente femminilità che viene sbandierata in televisione…e, vabbè, nelle tristi uscite del Premier. Che altro si deve aggiungere? Ed è solo una delle tante manifestazioni dell’Italia retrograda, incapace di fare quel salto culturale che definisce un paese evoluto.

Poi Benigni. Il suo modo di esprimersi arriva sempre dove deve arrivare. Poco importa se qualcuno lo scambia per patetico, melenso. Per me era un genio quando faceva l’incazzato, è un genio ora che parla d’amore e lo sarà sempre. Perché è una semplicità colta, arguta. Ha parlato d’amore in un momento in cui l’amore sta praticamente sotto terra, sono un paio di tette sventolate su una pagina di Facebook e poi scambiate per qualche migliaio d’euro a Palazzo Grazioli. Ecco com’è ridotto l’amore oggi.
Per non parlare della nuova versione della canzone sugli averi di Berlusconi. Ho riso fino alle lacrime. Non delude mai. 
Commovente quando ha parlato di Saviano. Anche lui la dice, la sua scomoda verità: che lo si voglia ammettere o no, in Italia chi scrive un libro di denuncia è condannato a morte, che la si intenda in senso intellettuale o fisico. Chi vuole vivere in un paese così?

E infatti è questo che si dicono Fazio e Saviano nel loro successivo scambio di battute: Me ne vado perché, Resto perché. È il dilemma dell’italiano che riflette sui tempi che corrono. Forte la tentazione di andar via, anche solo in senso figurato: di fregarsene definitivamente di un Paese che va a caso.

Poi Abbado che parla dei tagli alla cultura, dei motivi per cui una manovra che penalizza la cultura è non solo ingiusta, ma controproducente per un Paese. Non è più un mistero il fatto che per questo Governo la cultura sia di troppo, in tutti i sensi. Anche lì bastava girare su canale 5 per rendersi conto degli effetti: due oche che si contendevano un bietolone con una sfilata sexy. Non c’è che dire, una buona fetta del Paese ha ormai aderito a questa linea.
Quando penso al Grande Fratello mi vengono in mente le rovine di Pompei: una metafora di come crolla inesorabilmente la nostra cultura. Tra l’altro, inutile dire quanto il crollo di Pompei abbia sconvolto una classicista come me. 

L’ultima osservazione va al corpo di ballo. Che c’entra eccome con tutto il resto. I costumi, la finezza dei movimenti, l’esecuzione perfetta, l’altezza di quelle immagini battono 4 a zero la mediocrità dei balletti “culi-tette” di uno qualunque degli altri show, quiz televisivi e parenti che ci sorbiamo ogni giorno. Una manifestazione artistica, qual è e dovrebbe continuare ad essere la danza. Finalmente. Che sospiro di sollievo.

Io non mi sento italiano, cantava Silvestri all’inizio.
Per fortuna o purtroppo lo siamo. E ieri sera, per la prima volta dopo mesi, ho pensato davvero per fortuna. Perché anche noi italiani, come ogni altro popolo, abbiamo il nostro grande pregio, quello che ci caratterizza: la passione. Siamo gente che sa appassionarsi in modo speciale, che sa emozionarsi di fronte a qualcosa di giusto e portarlo avanti con una forza particolare. Allora per fortuna lo sono, perché mi sono appassionata ieri sera.
Per fortuna lo sono, perché ieri sera Vieni via con me ha fatto il record di ascolti.

Per esser fini, “E in culo anche il GF.”